Quest'oggi vorrei condividere con voi le parole che Matteo Corradini, amico, scrittore, grande divulgatore della Shoah e della memoria per i ragazzi, ha scritto nella sua newsletter:
“Quest’anno sento che ci avviciniamo al Giorno della Memoria 2025 con un pessimismo palpabile. Lo percepisco negli adulti che ti si confidano, tra chi lavora nelle scuole o con i minorenni in genere, perfino nelle domande dei giornalisti che un po’ più svogliati del solito ti chiedono ancora cosa stia succedendo e cosa ne pensi di Israele, senza quasi ascoltare la tua risposta. C’è una grigia maretta che non so da cosa dipenda in verità, forse dalla difficoltà nel trovare riferimenti credibili, dall’avvento di personaggi potenti, ricchi ed egocentrici che abbiamo sempre associato alle dittature e mai alle democrazie, villain scappati da fumetti di scarsa qualità. Forse perché se punti un dito a caso su un mappamondo riesci ti sembra di centrare solo nazionalisti, ultranazionalisti, estremisti più o meno religiosi, illiberali di ogni categoria. Mi chiedo, però, se noi adulti abbiamo ancora il diritto di gettare questo nostro pessimismo disilluso sulla generazione che viene dopo di noi. Mi chiedo se questo pessimismo non sia in fondo un ottimo alibi per mettere i sacchetti di sabbia alla finestra e non fare più nulla per cambiare le cose. Tanto va così.
Nel mio mestiere, invece, ci si riempie gli occhi di nuove generazioni, di nuove idee. Di cose diverse. Anche di problemi differenti, guai, situazioni strampalate ed estreme, ma perlomeno nuove. A costo di passare per ingenuo (ma essere idealisti, in fondo, non impone un certo grado di sana ingenuità?), credo ci sia una generazione che prepara tempi migliori.
Chi come me se la sente di sperare ancora un po’?”
In alcuni momenti penso che quello che c'è da fare è troppo per noi, troppo per gli ingenui e gli idealisti, troppo da lasciare alla generazione futura. Sì, a volte è anche mio quel pessimismo. Vorrei sempre fare di più ma a volte mi sento sopraffatta da tante cose.
Poi guardo mia figlia, guardo i bambini e i ragazzi, così curiosi di sapere, di capire. Vedo che abbiamo un terreno fertile e abbiamo anche gli strumenti. E un po' di speranza riaffiora.
Chi come noi vuole mettersi all'opera?
Carmen
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